Il colesterolo è diventato negli ultimi anni uno dei “mostri sotto il letto” più diffusi nella vita delle persone.
Livelli di colesterolo “alti” sono associato al pericolo di sviluppare eventi cardiovascolari gravi e molte persone si ritrovano con valori di colesterolo nel sangue “sballati”.
Se da un lato non c’è da stupirsene visto lo stile di vita e alimentare odierno, dall’altro si tende a demonizzarlo affidando a pochi semplici valori numerici lo stato di salute del nostro organismo.
Abbiamo approfondito in questo precedente articolo il suo ruolo così complesso e dinamico nel nostro organismo, cercando di fare chiarezza su questa molecola che oggi incute forse un po’ di allarmismo.
Solitamente, si tende in maniera purtroppo riduttiva a indagare i livelli di colesterolo nel sangue osservando due valori: il colesterolo totale e le HDL.
Ma come abbiamo spiegato in passato, è necessario valutare una serie di fattori, tra cui per esempio il rapporto qualitativo e quantitivo che esiste tra i vari tipi di grassi che circolano nel corpo.
Il colesterolo percorre infatti molte vie differenti, trasportato da differenti molecole.
Il rischio cardiovascolare reale si può valutare in modo molto più preciso con un pannello lipidico completo, come indicato dalle linee guida europee e americane più aggiornate.
Vediamo quali esami ha davvero senso chiedere per fare un controllo serio del colesterolo e del rischio cardiovascolare.
- PANNELLO BASE (da fare sempre)
- Colesterolo totale
È la somma di tutte le frazioni (LDL, HDL, VLDL, remnants).
Da solo dice poco sul rischio di eventi cardiovascolari, ma se è un valore molto alto può indicare una situazione da approfondire.
- Colesterolo LDL
È il “colesterolo cattivo”, quello che si deposita nelle arterie con un alto potere di penetrazione nelle membrane dei vasi a causa del suo alto livello di ossidazione.
È ancora oggi il target principale delle terapie ipolipemizzanti ( come statine, ezetimibe, inibitori PCSK9).
- Colesterolo HDL
È la frazione “protettiva”, coinvolta nel trasporto inverso del colesterolo, ovvero quello che viene raccolto dalla periferie e portato nei centro di “smaltimento”.
Valori alti indicano un’alta percentuale di pulizia delle arterie, valori bassi si associano a maggior rischio. - Trigliceridi
Alti livelli di trigliceridi sono tipici di insulino-resistenza, eccesso di zuccheri/alcol, sindrome metabolica, fegato grasso.
Aumentano il rischio cardiovascolare e, se molto elevati, anche quello di pancreatite.
- Colesterolo non-HDL
Viene calcolato sottraendo al colesterolo totale il valore del colesterolo-HDL.
Comprende tutte le lipoproteine aterogene (LDL, VLDL, IDL, Lp(a)) ed è spesso più predittivo del solo LDL, soprattutto se i trigliceridi sono alti, in presenza di diabete o sindrome metabolica.
Questo è il tipo di indagine base, che dovrebbe essere di routine per chiunque ai fini di avere un profilo reale dei livelli di colesterolo.
- ESAMI AVANZATI CHE POSSONO FARE DAVVERO LA DIFFERENZA
In queste indagini non ci si limita a definire “quanto” colesterolo c’è nell’organismo, ma alla quantità di particelle aterogene (responsabili di aterosclerosi e danni alle pareti dei vasi) in circolo, definendone la pericolosità e quindi il livello di rischio a cui si è esposti.
- ApoB (Apolipoproteina B)
Ogni particella aterogena (LDL, VLDL, IDL, Lp(a)) contiene una molecola di ApoB.
Definire QUANTITATIVAMENTE questa molecola ci permette di sapere QUANTE particelle potenzialmente dannose circolano, non solo quanto colesterolo trasportano.Oggi è considerato uno dei migliori marcatori di rischio cardiovascolare, spesso superiore al solo LDL.Quando è particolarmente utile misurare ApoB? - Diabete o sindrome metabolica
- Trigliceridi elevati
- Obesità viscerale, fegato grasso
- Pazienti già in terapia con LDL “normale” ma sospetto rischio residuo alto
- ApoA1 e rapporto ApoB/ApoA1
ApoA1 è la principale apolipoproteina delle HDL.
Il rapporto ApoB/ApoA1 integra il numero di particelle aterogene (ApoB) con la quota “protettiva” HDL (ApoA1).
Un rapporto ApoB/ApoA1 alto indica un equilibrio spostato verso l’aterosclerosi. - Lipoproteina(a) – Lp(a)
È una lipoproteina geneticamente determinata, altamente aterogena e trombogenica.
Valori elevati aumentano il rischio di infarto, ictus e stenosi valvolare aortica anche se LDL e colesterolo totale sono nella norma.Quando è importante misurarla almeno una volta nella vita? - Familiarità per infarto/ictus precoce
- Ipercolesterolemia “inspiegabile”
- Eventi cardiovascolari in età giovane
- Malattia cardiovascolare nonostante LDL “accettabile”
- Remnant cholesterol (colesterolo dei residui)
Rappresenta il colesterolo contenuto nelle lipoproteine ricche di trigliceridi (VLDL, IDL, remnants).
Se il laboratorio di analisi non fornisce questo valore si può calcolare così:
Colesterolo tot – LDL – HDL
Negli ultimi anni è emerso come potente predittore indipendente di eventi cardiovascolari, in particolare nelle persone giovani e nei pazienti con trigliceridi elevati. - LDL ossidate (oxLDL)
Non conta solo quante LDL hai, ma quanto sono danneggiate da stress ossidativo e infiammazione.
Le LDL ossidate entrano più facilmente nella parete arteriosa, vengono captate dai macrofagi e favoriscono la formazione di foam cells e placca aterosclerotica.
Livelli elevati si associano a maggior rischio di malattia coronarica, soprattutto in contesti infiammatori cronici (diabete, sindrome metabolica, malattie autoimmuni).Sono esami particolarmente interessanti in pazienti con: - Sindrome metabolica, obesità o diabete
- Infiammazione cronica
- Malattia cardiovascolare e necessità di valutare il rischio residuo
- ESAMI DI CONTESTO CHE NON VANNO DIMENTICATI
Per interpretare bene il colesterolo, non ci si può fermare al pannello lipidico.
È importante indagare e conoscere anche:
- Glicemia, insulina a digiuno, HOMA index, Emoglobina glicata (HbA1c)
- Funzione epatica (AST, ALT, GGT)
- Funzione renale (creatinina, eGFR, Cistatina C)
- PCR ad alta sensibilità (hs-CRP), VES, PT, PTT, D-Dimero, Fibrinogeno, come marker infiammatorio di rischio cardiovascolare
Questi esami aiutano a capire se il problema è solo “colesterolo alto” o se esiste una sindrome metabolica di fondo che va corretta con stile di vita, dieta e integrazione mirata.
OGNI QUANTO CONTROLLARE IL COLESTEROLO?
Le linee guida suggeriscono:
- In prevenzione primaria a rischio basso-moderato:
circa ogni 12 mesi (o prima se si modificano dieta, peso o terapia). - Dopo l’inizio o la modifica di una terapia (farmaci o interventi intensivi su dieta e attività fisica):
Controllo dopo 6-12 settimane, poi ogni 6-12 mesi in base al rischio. - In pazienti ad alto o altissimo rischio (pregresso infarto, ictus, arteriopatia, diabete con complicanze):
controlli più ravvicinati finché non si raggiungono i target, poi mantenimento periodico.
COME PREPARARSI AGLI ESAMI
Per ottenere valori affidabili è necessario:
- Digiuno di 10-12 ore (consentito bere acqua)
- Evitare alcol nelle 24-48 ore precedenti
- Non cambiare drasticamente dieta o attività fisica nei giorni immediatamente precedenti al prelievo
- Assumere i farmaci come indicato dal medico (a meno di diversa indicazione)
E POI… COSA FARE CON I RISULTATI?
Gli esami hanno senso solo se inseriti in un percorso strutturato che tenga conto del rischio cardiovascolare globale, dello stile di vita che comprende l’alimentazione ma anche l’attività fisica, la qualità del sonno e i livelli di stress.
Bisogna considerare anche l’eventuale presenza di diabete, sindrome metabolica o ipertensione e la familiarità per gli eventi cardiovascolari precoci.
Su questa base si costruisce:
- Una dieta personalizzata (che non sarà semplicisticamente “senza grassi”, ma calibrata su profilo lipidico, metabolismo glucidico e infiammazione)
- Un’integrazione mirata (omega-3, fitosteroli, policosanoli, riso rosso fermentato, berberina, antiossidanti, ecc., quando indicati e sotto controllo professionale)
- Eventuale terapia farmacologica condivisa con il medico curante o con lo specialista cardiologo/internista.
A cura della Dr.ssa Elisabetta Curiotto


